lunedì 18 gennaio 2010


Come si pensa al futuro, si vedono tante sfumature differenti della propria vita. Si vedrà il proprio passato nascondersi dietro la felicità di un momento come dietro ad un litigio fuori dall'ordinario; avremo delle soddisfazioni solo da ciò che ci aspetteremo e non avremo neanche il tempo di considerare nuova una relazione personale che avrà già delle abitudini. Il futuro: pensando in maniera giovane e irruenta si dice -NO FUTURE-,-TAKE IT EASY-,-NEVERMIND-. Chi decide di pensare al proprio futuro costantemente, riempiendo di dettagli significanti e non la vita a venire, molte volte si trova insoddisfatto, altre volte ad un passo dal proprio sogno. Quindi sta ad ognuno la scelta; il flusso degli eventi si può seguire allo stesso modo di un surfista che cavalca le onde oceaniche, facendo attenzione alle correnti e a tenere i piedi ben saldi sulla tavola, pronto per l'onda perfetta. Al contrario questo flusso, imbrigliato con le nostre redini, si muoverà al trotto e correrà al momento stabilito sempre che si sia bene allenati a guidare. L'unico fattore di rischio per ogni persona è l'incostanza nel seguire l'una, l'altra o nessuna via. Del futuro possiamo preoccuparcene ma non è necessario; come vita animale "superiore" siamo stati noi ad accorgerci dell'esistenza del tempo misurabile artificialmente e, proprio per questo, molto spesso possiamo ignorarlo e concentrarci molto di più sul presente.

Sia io che questo Blog e tutti i miei progetti dobbiamo ricordarci spesso che siamo entrati nel flusso e dobbiamo darci una mossa se non vogliamo che le onde, anche quelle più piccole, ci facciano cadere.

Electric Flag - A Long Time Comin' - Mistery

venerdì 8 gennaio 2010

La Scia dello Scià

Benvenuti nella nuova era informatica 2010. Ci sono un sacco di cose che non sapete e io non posso spiegarvele. Ci siamo messi nel sacco da soli molto tempo fa, in un'epoca in cui non esistevano regole e qualcuno stava costruendo dal basso la morale che nel giorno d'oggi prevale in quasi tutte le società civilizzate. C'erano tanti sogni ma poca gente che comandava e diceva agli altri che fare, costringendo a pagare, a seguire dogmi e a combattersi nell'inutilità di un credo. La convivenza pacifica è stata messa al bando. I sognatori puri sono stati tutti assassinati o resi innocui, addirittura ignorati. Ma si sa! Quando si viene ignorati si agisce d'istinto per farsi vedere e sentire. Chi con mezzi legali, chi puntando una pistola alla tempia della persona più vicina, chi sparando direttamente in faccia o tagliando gole a destra e a manca sperando di beccare prima o poi il colpevole di tutto ciò.
Benvenuti nella nuova era informatica 2010, dove niente è cambiato.

mercoledì 6 gennaio 2010

Dal Pre-Sentimento all'Emozione



Dove i capelli sono arte

esistono trecce, punte e crocchie.
Dove l'arte muove le folle
ci sono erotismo, shock e blasfemie.
Dove le folle scendono ad urlare
ci sono altre a contrastare.
Ma dove urla il Folle
nessuno si tappa le orecchie
se non per sentirsi meglio.

F.Airoldi
(06/01/2010)


photo by Visionaire.org

lunedì 4 gennaio 2010

curiosità dal mondo

in campidano, dialetto sardo del sud isola si dice:
"sa cròbi de su pàni est impestada de càlla-càlla"

in italiano suona all'incirca così:
"le formichine hanno invaso il cestino del pane"

quindi VI chiedo: voi come lo direste, se un miliardo di fottutissime formiche vi stesse divorando il vostro cibo su un prato, mentre voi tranquilli tranquilli state a fare all'amore??

domenica 27 dicembre 2009

Pena d'amor per la penna

Era l'unica penna che scriveva
Ora devo usare il computer
Ora devo pensare ad una telegrafia
che si delinea nell'immagine
squadrata della mia monomania.
Difficile da condividere,
rischioso come piacere,
facile da sostituire.
Se portassi l'inchiostro
al posto del sangue
sarebbe un calderone di lettere.
Potendo leggere le ferite
avrei già scritto
"non lo sopporto più!
è un abominio,
tremo al pensiero
d'un freddo cerotto
di vanità fasulle"
Avrei pensato
"le mie impronte digitali
insanguinate
muovono le folle"
Solo così mi sarei reso conto
così avrei capito:
non è il mio sangue
non è la parola
neanche lo sguardo
il sorriso
forse lo sguardo,
ma non la persona.
Almeno ci fosse la penna
quell'unica che scriveva
quell'ultima che ci credeva.




lunedì 7 dicembre 2009

Homework

Copyright © 2008 Cara Dawson


Abbiamo individuato il punto esatto, constatato il nome e la data di nascita, scavato duramente fino a ridurci le mani tumefatte, uno di Noi è sceso nella buca e ha sistemato le corde facendo più nodi poi assieme siamo riusciti a tirarla fuori. Le saldature, ormai inservibili, sono state divelte facilmente e abbiamo aperto la bara.
Non c'era sorpresa sul mio viso, né sul suo, neanche su quello dentro la bara, per quanto non ci fossero occhi che potessero esprimerlo. Solo una poltiglia verde sul fondo e delle ossa ormai cenerizzate dal tempo trascorso in quell'oscuro letto. La notte non ci nascondeva. Non era importante lo facesse. Il nostro obiettivo rimaneva pur sempre far respirare il corpo nudo della salma, o almeno quello che restava, nel buio gelido della notte. 29 Febbraio. Giorno splendido per fare magie, innamorarsi di qualcuno o semplicemente guardare il cielo esprimendo un desiderio dopo l'altro.
Assicurata la salma, con la calma necessaria di un curatore di bonsai, caricavamo la bara sull'asse di legno che ci eravamo portati dietro. Il luogo esatto era appena un chilometro fuori dal cimitero, quindi, peso sulle ginocchia e sulle spalle, ci dirigevamo verso la cancellata d'uscita pronti a caricare il furgoncino. Una volta fuori, ci aspettava Lei, la nostra guida, la nostra dea. Non avevamo dubbi sulla sua Parola.
Carico pronto.
Motore acceso.
Pochi minuti dopo, di fianco all'albero più grande del mondo ma ancora alto pochi centimetri sentivamo i respiri della Terra e del Mare, del Sole e della Luna sul nostro collo. Dovevamo fare più in fretta possibile per non perdere l'unico attimo in cui quel corpo si sarebbe potuto ricongiungere all'Uno di Noi tutti.
Per un momento, ma solo uno, mi maledissi e spergiurai contro le ritualità delle nostre esistenze.
Un cerchio, simbolo solare di fertilità, attorno al corpo esanime e qualche nenia a dare speranza e direzione. Occhi aperti per non dimenticare, ma soprattutto per risvegliarsi dal sonno di ogni Notte. Anche avessimo sbagliato in quel momento uno o l'altro gesto da compiere, niente sarebbe andato storto; ogni volta, per ogni morte, per ogni vita basta avere l'ingenuità necessaria: la convinzione ferma che la Via giusta non si intraprenda forzatamente, ma si sia condotti dagli eventi qualunque sia scelta.

Avendo concluso, i risultati dei nostri sforzi, anche quella volta, iniziavano a manifestarsi: il respiro non si era fermato, bensì aumentava sempre di più. Non che lo sentissimo con le orecchie o con la pelle. Abituati dalle centinaia di volte in cui ripetevamo l'operazione avevamo acuito la percezione e il legame tra noi e Lei, sempre lì, sempre a guardarci e guidarci. Confidavamo in Lei e per questo ci girammo e tornammo a casa, sicuri che avrebbe finito il lavoro.
Capisco che definirlo un lavoro possa sembrare fuorviante, ma è questo che distingueva un'azione singolare ingiustificata dalla ripetizione di un medesimo movimento con un fine ben preciso.
Noi eravamo suoi dipendenti, per così dire, e scherzosamente venivamo chiamati i "Vivaisti". Non eravamo felici, ma non eravamo dispiaciuti, semplicemente facevamo sempre quello che il corpo voleva che facessimo...e non avremmo mai smesso di farlo.

martedì 1 dicembre 2009

Il senso stesso ha senso, non fa senso.

Dicevano in molti che per trovare un senso bisogna che qualcuno ti dica da che parte guardare. No. Non è così. Non c'è nulla che abbia importanza in sè: l'importanza o, dir si voglia, il senso, lo si dà.
L'importanza la trova osservando la mancanza di qualcosa: ascoltando il silenzio si cerca la musica, e viceversa.
Riflettere su cosa si guarda, si ascolta, si vive è cercarne il senso.

Questa è la libertà d'espressione. Questa è Frequenza NoN obbligatoria (il giovedì sera, dalle 20.oO alle 21.1S).
In Onda sulle libere frequenze di Radio Blackout: sintonizzatevi su
www.radioblackout.org/streaming.

Frequenza non obbligatoria, il senso è non sentirti costretto: goditi la musica, goditi le parole.